“Learning is not a place, it’s an activity” [TED Talk]

Ho letto qualche giorno fa un bell’articolo su Ted.com riguardo l’educazione. A catturare la mia attenzione in particolare è stata la citazione di apertura:

“Learning is not a place, it’s an activity”

(Andreas Schleicher at TEDGlobal 2012)

Mi sono immediatamente ritrovato in questa citazione: se penso alla parola “imparare”, “apprendimento” la prima cosa che mi viene in mente è la scuola, un luogo fisico ben preciso, che a sua volta  è un “luogo mentale” (al quale la mia mente attribuisce funzioni di educazione e istruzione).

Credo che questa associazione sia fondamentalmente pericolosa, in quanto ci ostacola nel riconoscere che l’apprendimento è costante, avviene in ogni momento, continuamente. L’educazione è un processo infinito, costante e non si svolge in un luogo preciso.

Anzi, credo che associare un solo luogo all’apprendimento sia controproducente: pensiamo ad un bambino a cui i genitori dicono che “a scuola si va per imparare”. Il bambino poi si trova in un ambiente in cui viene giudicato fin da piccolo rispetto alle sue performance, in cui c’è un livello di stress via via crescente dovuto alle interrogazioni e ai compiti in classe (per “verificare” quanto sia ha imparato). La scuola è il luogo in cui “ti insegnano” (per imposizione) la matematica, la geografia, etc. La scuola viene in breve associata con sentimenti ed emozioni non propriamente positive, mentre tutto il non-scuola diventa liberatorio, piacevole. L’equazione è quasi pavloniana:

scuola = stress

scuola = apprendimento

apprendimento = stress

In questo modo i bambini capiscono che imparare non è una cosa positiva, divertente, piacevole, ma spesso prevede qualcuno che parla per ore di cose noiosissime che non hanno niente a che vedere con loro.

Partendo dall’intervento di Andreas Schleicher a TED volevo quindi toccare alcuni punti:

Educazione vs. Lavoro

One of the issues in measuring education is to think about the metrics for success. These days, that isn’t simply a question of who gets what degree. What’s needed is skills that will be useful after formal education has finished. “Look at the toxic mix of graduates looking for jobs but employers telling us they can’t find people with skills they need,” Schleicher says. “That tells us that better degrees don’t necessarily translate to better skills, jobs, lives.

Questo è un concetto a cui tengo molto: mettere le cose in pratica. E si, credo che anche la storia o la poesia possano essere messe in pratica in classe, a patto di accettare che i ragazzi non debbano sapere tutta la storia, ma che debbano avere gli strumenti per capirla. Strumenti, non concetti, quindi da sporcare, rompere e riforgiare all’occorrenza nella vita reale.

“Is it better to have better performance and disparity? Or accept equity and mediocrity?” As Schleicher shows, it’s a false choice. In fact, a lot of countries combine excellence and equity. Countries such as China, Korea and Finland now provide excellence for all their students, from all backgrounds — and provide an important lesson for other countries trying to challenge the paradigm of education as a way of simply sorting people.

La differenza credo sia percepita in tutta Italia: la scuola non ci prepara al lavoro. E lo fa in modo talmente palese che molto spesso, perfino gli studenti diplomandi non hanno idea di cosa vorranno fare nella loro vita.

La scuola attuale, come dice Sir Ken Robinson, è basata su un modello industriale in cui i ragazzi vengono accorpati per età. Pensiamoci un secondo: perchè mai i ragazzi dovrebbero formare classi omogenee basandosi solo sull’età anagrafica? Ogni persona ha un proprio tempo e approccio per sviluppare diverse abilità e mettere tutti in riga senza curarsi delle singole attitudini è come voler costruire una casa con i Lego usando solo un tipo di mattoncini: verranno tutte abbastanza uguali, tutte abbastanza belle. Un mondo di mediocrità.

Insegnanti

 “The test of truth is how education weighs against other priorities. How do you pay teachers? Would you rather your child be a teacher or lawyer? How does the media talk about teachers? We’ve learned that in high-performance systems, the leaders have caused citizens to make choices that value education.”

Allowing teachers to have autonomy to understand what needs to be taught — and empowering them to teach it in their own way — helps enormously. “The past was about delivered wisdom,” says Schleicher. “Now it’s about enabling user-generated wisdom.” Investing in teachers themselves is perhaps most critical of all. The progress and growth of the educators themselves matters, and it’s crucial to create helpful, supportive environments in which they continue to learn. High-performing countries have systems that allow teachers to innovate and develop pedagogic practices, looking past test results and outwards toward life in the world at large.

La figura dell’insegnante deve essere pesantemente rivalutata: la dignità associata ad una professione è una misura indicativa non solo per la retribuzione, ma anche per la percezione sociale. Penso alla facilità con cui gli insegnanti italiani sono accusati di essere “troppo esigenti”, poco “equi”, etc. E sono i genitori stessi che scaricano le responsabilità dei propri figli sulle spalle degli insegnanti e, facendogli questo, togliendogli l’unica leva nei confronti degli studenti: il rispetto. Questa rivalutazione dovrebbe partire non tanto dagli studenti, che da parte loro non hanno interesse pratico nel farlo, ma dai piani alti, dalle sale dei bottoni dove vengono elaborati i piani dell’Offerta Formativa e stabilita la retribuzione nazionale degli insegnanti. Ancora, l’idea di un insegnante che non impara e che non si aggiorna è obsoleta. Una bravissima professoressa che ho conosciuto mi raccontava di come lei dedicasse almeno un mese d’estate, tra un anno scolastico e il successivo, a leggere libri ed articoli sull’educazione per aggiornare le proprie lezioni dell’anno successivo. Questo processo, se fosse reso sistematico nell’attività di insegnamento, potrebbe aiutare gli insegnanti a tenere il passo con gli studenti.

Studenti

What is key: A belief that all children are capable of success.

Altro fattore fondamentale, la fiducia nei ragazzi. Se la scuola viene vista come l’orticello in cui raddrizzare le piante storte per farle uscire tutte uguali non ci sarà mai l’occasione per la creatività, l’originalità, la voglia di emergere. Il sistema, gli insegnanti, i genitori devono credere ed essere consapevoli del fatto che hanno tra le mani la risorsa più preziosa del mondo e trattarla di conseguenza.

Questi sono solo alcuni appunti che mi sono preso guardando il video e mi piacerebbe evolvere il discorso, parlarne, confrontarmi…a qualcuno interessa?

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2 commenti su ““Learning is not a place, it’s an activity” [TED Talk]

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